All’avvicinarsi della pattuglia del 113 aprì il finestrino e gettò all’esterno un involucro contenente della cocaina. Fu però visto e denunciato dagli agenti. O meglio, dai suoi colleghi. Era infatti un poliziotto in servizio alla questura di Livorno l’uomo che cercò di disfarsi dello stupefacente e che per questo motivo è stato radiato dalla polizia.

Il poliziotto ha quindi presentato un ricorso al Tar sostenendo una serie di violazioni del suo diritto di difesa e ricostruendo diversamente l’episodio. In particolare, ha spiegato di non essersi accorto che il conducente fosse ubriaco e di non essere stato lui a gettare fuori dall’auto la cocaina, e a sostegno di quest’ultima tesi ha ricordato di non essere risultato positivo al test anti droga.

Sia i giudici del Tar che quelli del Consiglio di stato hanno respinto i suoi ricorsi. Non hanno giocato a suo favore alcuni precedenti disciplinari risalenti ad alcuni anni fa, ma, soprattutto, i magistrati non hanno creduto alla sua estraneità rispetto alla cocaina visto che “l’annotazione di servizio rende esplicite le ragioni per cui gli agenti operanti credettero di identificare nell’appellante il soggetto che aveva gettato dal finestrino la cocaina”.

Bocciato anche il motivo con cui il legale dell’agente ha evidenziato una possibile questione di legittimità costituzionale relativa alla severità della radiazione visto che, si legge in sentenza “il personale delle forze di polizia è militarmente ordinato e soggetto ad una disciplina particolare, con regole del tutto diverse da quelle applicabili ai comuni dipendenti pubblici”.

SOURCErepubblica.it
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