Ai tempi dei social, scattare foto è diventata un’abitudine irresistibile: in vacanza, ma anche al bar, con gli amici o da soli. Nella cabina elettorale tuttavia questa è un’azione che può essere punita in maniera severa. La legge italiana in materia di elezioni è infatti piuttosto rigida.

Ecco cosa dice la normativa in proposito:
Nelle consultazioni elettorali o referendarie è vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini.

Il presidente dell’ufficio elettorale di sezione, all’atto della presentazione del documento di identificazione e della tessera elettorale da parte dell’elettore, invita l’elettore stesso a depositare le apparecchiature indicate al comma 1 di cui è al momento in possesso.

Le apparecchiature depositate dall’elettore, prese in consegna dal presidente dell’ufficio elettorale di sezione unitamente al documento di identificazione e alla tessera elettorale, sono restituite all’elettore dopo l’espressione del voto. Della presa in consegna e della restituzione viene fatta annotazione in apposito registro.

Cosa rischia chi scatta una foto? 
Per chi contravverrà a tale divieto ci sono infatti sanzioni penali e ammende pecuniarie. E le punizioni non sono affatto leggere: è previsto addirittura l’arresto da tre a sei mesi, con un’ammenda che può oscillare tra i 300 e i 1000 euro.

Ma perchè fotografare la propria scheda elettorale che riporta il simbolo del partito o del candidato che si è votato è considerato un reato?
Il problema principale al quale andranno incontro i trasgressori è l’accusa di “voto di scambio”, una pratica illegale – sovente legata all’ambiente della criminalità organizzata – per cui il candidato o uno dei suoi sostenitori paga gli elettori o promette favori in cambio del suo voto. Quindi, anche ai tempi dei social, almeno in questo caso, è conveniente rispettare le regole.

 

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