Sei mesi fa ha iniziato a fare il medico fiscale per conto dell’Inps. «Tra i miei compiti c’è quello di eseguire le visite di controllo domiciliare ai dipendenti delle aziende assenti per malattia. Mi è stata affidata l’area di Chioggia». Mercoledì doveva controllare un lavoratore che abita in un condominio nella periferia della cittadina veneziana. «Sono arrivato poco prima delle 17 e il malato avrebbe dovuto trovarsi in casa fino alle 19. Mi hanno aperto i vicini, qualcuno ha detto che stava dormendo, altri che era uscito. È spuntata una donna, forse una familiare, che si è offerta di chiamarlo al telefonino per avvisarlo, ma lui non rispondeva».

Arrivato alle 17.05 «in bicicletta, con indosso costume e ciabatte», e si è subito dimostrato aggressivo. «Ha chiuso il portone, in modo da impedirmi di uscire dal cortile del condominio e ci ha piazzato davanti una sedia, sulla quale si è seduta una ragazza. Urlava, mi intimava di mettere nero su bianco che l’avevo trovato regolarmente in casa. Altrimenti, diceva, mi avrebbe tagliato la testa».

Sono stati attimi di forte tensione. «Mi ha strappato dalle mani il tablet che uso per lavorare e l’ha scagliato contro la parete, mandandolo in pezzi. E intanto continuava a pronunciare frasi razziste. La cosa assurda è che tutto il vicinato era presente, affacciato alle finestre, e nessuno ha mosso un dito per aiutarmi. “Adesso te la vedi con lui”, mi schernivano».

Venerdì il medico ha presentato denuncia ai carabinieri di Padova. E al suo fianco c’era la compagna. «Stavo aspettando che tornasse dal lavoro – spiega la donna – e invece mi ha telefonato con voce strozzata, dicendomi che lo volevano picchiare. È una violenza assurda, alla quale non ci si può abituare. Quando suona i campanelli non sa mai cosa gli capiterà. C’è chi lo scambia per un ambulante, chi per un ladro…». Ora Albert ha chiesto all’Inps di essere trasferito a un’altra zona. «Ho paura per la mia famiglia, non posso lavorare in queste condizioni», assicura asciugandosi le lacrime. Amaro il commento del presidente dell’Ordine dei medici di Venezia, Giovanni Leoni: «Durante la pandemia ci hanno chiamati eroi, ma è durata poco. Ora i medici sono tornati bersaglio della frustrazione dei pazienti. La violenza è sempre inaccettabile».

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