«Io ogni tanto ci penso eh… Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi…

Lasciano di sasso le intercettazioni telefoniche e ambientali condotte dai Carabinieri Forestali su delega della procura, contenute nelle 204 pagine dell’ordinanza.

Ben 150 mila le tonnellate finite nei campi degli agricoltori dal gennaio 2018 al 6 agosto 2019. Agricoltori spesso ignari del potere inquinante di quelle sostanze, che — a detta di Arpa e del consulente della procura, l’ingegner Santo Cozzupoli — erano veri e propri rifiuti. Agli agricoltori gli addetti della Wte raccontavano si trattasse di scarti della produzione agroalimentare.

Fanghi che stando all’accusa non venivano lavorati a norma di legge, risparmiando così una montagna di soldi, tanto che si poteva recuperare la materia prima da società pubbliche e private ad un prezzo imbattibile. Dalle analisi prodotte con le autocertificazioni tutto però era regolare.

Nelle tante intercettazioni finite agli atti è però si palesa come i fanghi non venissero trattati secondo le norme di legge, e di come si impartiscono ordini su come camuffarli ed esprime la volontà di trovare a tutti i costi terreni dove spargerli.

SOURCEilcorriere.it
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