“Per chi nega, per chi specula, per chi non ha protetto: che possiate sentire anche voi il rumore del cuore in frantumi”. Così, a poche ore dalla morte di sua mamma, che si è spenta a 83 anni per il Covid, Moira Perruso scrive su Facebook. Scatta anche una fotografia perché serva da monito ai negazionisti: una busta rossa appoggiata in terra di fronte a un reparto del Policlinico San Donato. Contiene i vestiti che sua mamma Mafalda indossava al momento del ricovero. “Ai miei piedi ciò che mi restituiscono di mia madre”, scrive, “Non posso nemmeno buttarmi a capofitto su quegli abiti per sentire ancora una volta il suo odore, sono infetti”.

La nostra sofferenza secondo i negazionisti sarebbe inventata? Come possono negare che le vite di tutti noi siano cambiate per sempre?”. La madre di Moira, Mafalda, stava bene fino a un paio di settimane fa: “Prima che il Covid sconvolgesse il loro mondo lei e mio padre, entrambi 83enni, abitavano a Buccinasco, al quarto piano di un palazzo senza ascensore e non avevano mai avuto problemi a fare le scale tutti i giorni senza alcun aiuto”, continua Moira. “Non sappiamo come il virus sia entrato in casa. Mamma ha iniziato ad avere dei dolori allo stomaco, tant’è vero che pensavamo si trattasse di un problema intestinale” . Poi sono arrivate le difficoltà respiratorie e il ricovero in ospedale, dov’è rimasta per 15 giorni prima di arrendersi al coronavirus: “Le avevano messo il casco Cpap, ma lo scorso sabato ci avevano chiamato per comunicarci che l’avrebbero dimessa presto perché la saturazione era buona. Poi la situazione è precipitata all’improvviso, in pochi giorni, e mamma se n’è andata”.

La salma di Mafalda verrà cremata a Bergamo, perché “a Milano c’erano già 300 bare in attesa“, racconta Moira. Il funerale, invece, si terrà fra una decina di giorni sperando che allora tutti i familiari siano negativi e possano dare a Mafalda l’ultimo saluto. “In questo momento mi sento smarrita, ma ho ben chiara una cosa: la verità va affrontata e vissuta, non ha senso negarla o cercare di allontanarla attribuendone la responsabilità a qualcun altro”, spiega Perruso a Repubblica. “I negazionisti seminano morte e dolore, spaccando la società, ma sbaglia anche chi dà tutte le colpe ai politici. La responsabilità è individuale, ciascuno di noi deve fare la propria parte per arginare la diffusione del virus”. Invece di negare, bisognerebbe “denunciare ciò che non funziona“, conclude la giornalista. “Penso per esempio ai tamponi: tutti noi, contatti diretti di una persona ammalata di Covid, li abbiamo dovuti fare privatamente, pagando un capitale. È una sconfitta per la sanità pubblica. Bisogna risolvere questi problemi, non urlare che il coronavirus è un’invenzione. Esiste, purtroppo, e spero che per capirlo non serva a ciascuno vedere un sacco con i vestiti di una persona che ama”.

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