Un poliziotto è sempre un poliziotto. Anche se è fuori servizio, al volante della propria auto, senza paletta d’ordinanza e privo dei moduli di verbale, l’agente può accertare infrazioni ed elevare sanzioni. L’ha deciso la Cassazione, rendendo così definitivi i precedenti e analoghi orientamenti del giudice di pace di Mestre e del Tribunale di Venezia, che avevano già respinto il ricorso di un’automobilista contro due multe.

Termina così una vicenda giudiziaria durata dieci anni. Era l’8 aprile 2010 quando un agente della polizia di frontiera, in divisa ma libero dal servizio, a bordo della propria macchina affiancava la vettura di una veneziana e la faceva accostare, contestando alla guidatrice «più sorpassi in corrispondenza di curva o di dossi su tratti di strada segnalati da doppia striscia longitudinale continua», come precisato nei due verbali redatti due giorni dopo.

La donna aveva proposto opposizione nei confronti delle contravvenzioni, ma il suo ricorso era stato rigettato dal giudice di pace, così com’era poi stato respinto il successivo appello presentato al Tribunale. In questo modo si è arrivati al giudizio di terzo grado, ma pure la Suprema Corte ha reputato corretto l’operato del poliziotto e le valutazioni dei magistrati.

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