A Roma è scoppiata una polemica di forte impatto emotivo che coinvolge associazioni delle donne, Garante della Privacy, ospedali e servizi cimiteriali ed è stata annunciata un’interrogazione parlamentare.

Al cimitero Flaminio a Roma vengono seppelliti i corpicini e i dati personali di chi ha abortito sono visibili a tutti. Centinaia le croci, divise in più lotti e si riconoscono perché sono bianche, sbilenche, col nome di famiglia, di colei che ha dovuto o voluto interrompere la gravidanza.

Per prima se n’è accorta una donna, M.F. che un paio di giorni fa si è sfogata con un lungo post su Fb. “Non ne sapevo niente, mi sono trovata il mio nome su una tomba”. Poi un’altra, sempre nello stesso cimitero, che dice: “È come se avessero seppellito me, hanno deciso che io sono già morta” e altre donne lo vengono a sapere dai giornali e si stanno facendo avanti in queste ore.

La sepoltura è una possibilità regolata da una vecchia legge che risale all’epoca del fascismo e prevede che chi si sottopone a un aborto terapeutico possa chiedere all’ospedale di avviare questa procedura. Ma ciò non spiega come sia possibile che il feto venga sepolto e il nome della madre sia affisso su di una croce, tanto che l’Autorità garante della Privacy ha aperto un’istruttoria. E anche il simbolo religioso è posto sotto discussione, nessuna delle donne che poi si è ritrovata le generalità pubbliche aveva specificato orientamento religioso, volontà di porre il simbolo cattolico su una qualsivoglia sepoltura.

SOURCErepubblica.it
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