Don Roberto Malgesini, ucciso martedì mattina a Como da un senzatetto di origini tunisine con problemi psichici, «era una persona mite, ha votato tutta la sua vita agli ultimi, era cosciente dei rischi della sua missione»: questo il ricordo di Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana. Malgesini segue, proprio per la Caritas, le situazioni di povertà più estrema in città. «Questa tragedia – prosegue – è paragonabile a un martirio.

Don Roberto voleva trasmettere un messaggio cristiano attraverso la vicinanza a queste persone. È una tragedia che nasce dall’odio che monta in questi giorni ed è la causa scatenante al di là della persona fisica che ha compiuto questo gesto.

O la smettiamo di odiarci o tragedie come questa si ripeteranno. Spero che questo suo martirio possa contribuire allo svelenamento della società».

Don Roberto, originario della provincia di Sondrio, è stato colpito da varie coltellate, quella letale al collo: il corpo era a una ventina di metri dall’auto, dove c’è un piccolo spiazzo in cui si trovano solitamente gli immigrati. mentre camminava sulla stradina in salita che porta alla vicina chiesa. Alcuni passanti che hanno notato il corpo a terra hanno chiamato i soccorsi, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare.

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