L’ipotesi investigativa è che il pusher , tossicodipendente di 41 anni, abbia venduto la sua dose giornaliera di metadone in cambio di una manciata di euro ed i due ragazzi abbiano creato un mix di droga aggiungendo al flaconcino probabilmente della codeina.

Il ternano non ha alcun precedente per spaccio ma ora è accusato di morte come conseguenza di altro delitto. Lo hanno arrestato, salvandolo dal linciaggio di un gruppo di amici dei due che hanno provato ad entrare nella sua abitazione in una palazzina popolare al quartiere di San Valentino, davanti all’anziana madre che ha avuto un malore. Grazie alla sua confessione, fatta poco dopo in caserma, e le testimonianze dettagliate degli amici, i carabinieri hanno ricostruito tutta la vicenda.

L’appuntamento è stato concordato per le nove di lunedì sera, in un parco del quartiere San Giovanni. E’ lì che i due amici adolescenti incontrano Aldo. Lo scambio è rapido: lui consegna il metadone, loro saldano il conto e vanno via. Sono i minuti in cui i due ragazzini stanno segnando il loro destino. Lo fanno bevendo un mix di sostanze che diventa veleno. Dentro c’è sicuramente il metadone ma, con molta probabilità, è stato condito con la codeina, l’innocuo sciroppo per la tosse diventato la droga dei trapper, e pure con l’alcol. Sono gli amici che li aspettano al campetto che si trova nei pressi della basilica di San Valentino per giocare a pallone i primi a preoccuparsi per le loro condizioni.

Il quindicenne, che accusa forti dolori all’addome, inizia a dare di stomaco un liquido biancastro. Anche l’amico di un anno più grande di lui dice di non sentirsi bene, al punto che pure lui rinuncia alla partitella. Nonostante questo riuscirà a mettersi alla guida della sua microcar con cui raggiunge la sua casa di villa Palma. Anche il quindicenne, che abita poco lontano dal campetto, torna a casa da solo e va a dormire. Il dramma si consuma nella notte nei due appartamenti della città, quando i due amici scivolano dal sonno alla morte. Lasciando due famiglie a convivere con un dolore inconsolabile.

Saranno le autopsie e le perizia tossicologiche in programma domani a fornire un quadro completo sul mix di sostanze droganti che hanno spezzato per sempre i sogni di due amici poco più che bambini. Il quarantenne finito in cella giura di non aver dato loro altro che metadone. In mano agli investigatori una bottiglietta che è stata sequestrata poco distante dal campetto di calcio e che potrebbe contenere i resti di sostanze che si sono rivelate letali. Sul banco degli imputati resta la droga dei trapper. Quello sciroppo per la tosse a base di codeina che si compra con una ricetta medica e che va giù insieme a una bibita gassata. Gli investigatori ora vogliono capire in che modo quella sostanza sia arrivata in mano ai due amici. A fornirla potrebbe essere stato un secondo pusher, ma forse l’hanno reperita da soli.

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