Il cielo di Milano Marittima è sempre più blu, ma l’umore di Matteo Salvini è di tempesta. Nemmeno il ritorno al Papeete, la disco spiaggia dell’amico ed europarlamentare Massimo Casanova, riesce a riconciliarlo. Non con i giornalisti, certamente: «Segretario, ci parla un minuto?». «Assolutamente no».

In realtà, a corruscare il cipiglio del leader leghista non è la certezza, dopo il voto in Senato di ieri, di dover essere processato per i fatti della nave Open arms. In realtà, Salvini era certo almeno da mercoledì che i 160 voti che sarebbero stati necessari a risparmiargli il processo non sarebbero arrivati. E forse, il motivo dell’umor nero è proprio quello. Magari Salvini in un aiutino renziano ci sperava. Magari non sarebbe stato sufficiente a evitargli il processo.

Ma un voto clamoroso e lo scompiglio tra le fila della maggioranza, come dice un salviniano, «non avrebbe avuto prezzo». Ma l’aiutino non è arrivato. E così, per tutto il giorno, le parole più fiammeggiati Salvini le riserva proprio a Matteo Renzi. A partire proprio dall’aula: «Preferisco l’imbarazzato “bel tacer” del M5S alle gratuite supercazzole di Renzi e compagnia. Lui è passato dall’avere come modello De Gasperi al comportarsi come uno Scilipoti qualunque». Un refrain che ricorre più delle altre due parole chiave della giornata:

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