«Il mio è un processo Palamara. I giudici alla Palamara sono la minoranza. Ma io spero di non trovare a Catania un Palamara quando mi processeranno il 3 ottobre. O un cugino di Palamara, un amante di Palamara…».

Doveva essere soltanto la conferenza stampa di presentazione dell’ormai classica festa leghista regionale della Romagna, a Cervia. Matteo Salvini, però, non riesce a far finta di non essere arrabbiato. Per il nuovo processo che lo attende, per il trattamento che, a suo dire, gli riservano i giornali, per i sondaggi che lo danno in calo: «Io ai sondaggi credo come ai virologi. Il sondaggio lo si farà in cabina elettorale il 20 e il 21 settembre», la data delle prossime elezioni regionali.

L’unico momento positivo, nelle ultime 24 ore, è rappresentato dalle dichiarazioni di Giovanni Tria. L’ex ministro all’Economia e Finanze del governo gialloverde lo ha infatti dichiarato con grande chiarezza. «Ho sentito parlare di interesse pubblico: per quel Governo quello era interesse pubblico. L’informazione stava sui giornali, chi non era d’accordo poteva esprimersi.

Ma non mi ricordo che qualcuno si sia espresso». Insomma: «La responsabilità è ovviamente collegiale e tirarsene fuori dopo non è elegante». Musica per le orecchie di Salvini, è la sua tesi di sempre: il governo sapeva perfettamente cosa stesse accadendo. E dunque, al processo potrebbe ritrovarsi come co imputati i ministri di allora: «Conte, Di Maio e Toninelli, con me a Catania? Meno li vedo e meglio è». Ma in compenso, racconta di avere mandato nella notte un messaggino di ringraziamento all’ex collega di governo, con il quale peraltro non tutto è sempre andato a rose e fiori.

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