Difficile dimenticare le immagini della notte tra il 18 e il 19 marzo scorso, quando un corteo di mezzi militari sfilò per le vie di Bergamo, trasportando — fuori regione, nei forni crematori di altre città — le salme delle persone decedute nella città lombarda a causa del coronavirus.

«Quelle bare fanno parte di me, c’ho messo l’anima: vorrei un giorno conoscere i parenti di quei defunti».

Il post scritto dal caporalmaggiore dell’Esercito che quella notte guidò uno di quei mezzi. Di origine sarda, in servizio nel Reggimento di supporto tattico e logistico di Solbiate Olona (Varese), Chessa ha affidato ai social i pensieri che lo hanno accompagnato in quello che per i defunti era l’ «ultimo viaggio».

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PSnews
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