Un cerotto di un centimetro e mezzo con 400 piccoli aghi. Ecco come potrebbe essere il vaccino che dovrà fermare la corsa letale del coronavirus. «Basterà tenerlo premuto per un minuto all’altezza del braccio. Chiunque potrà farlo da solo».

Andrea Gambotto, professore associato all’Università di Pittsburgh, co-autore senior con il professor Louis Falo dello studio pubblicato da EBioMedicine, rivista pubblicata da Lancet, guida una squadra di ricercatori impegnata nella corsa al vaccino. Scuole e specializzazione all’università di Bari poi il trasferimento 25 anni fa negli Usa.

Come agisce il vaccino? 
«Nel 2003 avevamo la proteina “spike” per combattere la Sars, una sorta di chiave che il virus usa per entrare nelle cellule. Bloccata quella impediamo al virus di entrare nella cellula. La proteina “spike” viene rilasciata dai 400 microaghi in un punto particolarmente sensibile: la pelle, punto nel quale la reazione immunitaria è più forte. La tecnica è simile a quella della somministrazione del vaccino antivaiolo basata sul metodo di scarificazione cutanea, una sorta di ferita su cui il vaccino ha facile presa. Così il sistema immunitario riconosce immediatamente il corpo estraneo al nostro organismo e inizia a produrre gli anticorpi che bloccheranno l’infezione.

Tempi?
«A giugno – spiega Gambotto – partiremo con i test clinici sull’uomo. Forse anche fuori da Pittsburg. Alla fine, tra un test e l’autorizzazione della Fda americana, ci vorrà almeno un anno ancora. Ma se ci sarà ancora la pandemia si proverà ad accelerare, anche se bisogna agire con cautela. Certo se avessimo a disposizione 18 mesi sarebbe meglio. Ma potremmo farcela anche per fine 2020».

SOURCEilcorriere.it
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