La chiamata è arrivata ai colleghi, dopo qualche giorno di assenza dal lavoro: «Ragazzi, la febbre non mi passa. Continuo ad avere un forte mal di gola e sono due giorni che il termometro segna 39. Sono a casa, con mia moglie e i miei figli.

E del tampone manco se ne parla». A parlare è un poliziotto. Neanche 40 anni, impegnato al reparto mobile di Torino. Nelle ultime settimane, prima di sentirsi male, il suo lavoro lo ha portato in luoghi potenzialmente a rischio: ha gestito le giornate di emergenza vissute nel carcere di Alessandria, è stato al Cpr di corso Brunelleschi.

Lui, i suoi colleghi e i reparti delle altre forze dell’ordine. «Da casa, ho subito allertato il medico di base e fatto il 1500. Speravo di poter subito eseguire un test: sto ancora attendendo notizie. E ho paura di contagiare chi mi sta vicino».

La notizia è corsa veloce tra i colleghi. Non è il primo caso e non sarà l’ultimo, mentre le organizzazioni sindacali dicono di ritrovarsi a gestire una situazione di preoccupazione generale sempre più evidente.

Quanti sono, a Torino, gli agenti contagiati? «Questo è uno dei problemi: non lo sappiamo. Perché mancano dati ufficiali e certi. Resta il passaparola e le indicazioni su scala nazionale: tra positivi e sospetti si contano già duemila casi. Vale a dire qualcosa come il 4 per cento di tutti gli agenti».

SOURCElastampa.it
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