I pusher sotto casa hanno offerto la droga al figlio tredicenne, una vicina ha assistito alla scena dalla finestra e ha avvisato le forze dell’ordine, il ragazzino spaventato ha chiamato subito il padre che è sceso per allontanare gli spacciatori.

Le Volanti di polizia sono arrivate in pochi minuti, i pusher, ameno una decina posizionati nei dintorni della stazione metro Rebibbia, si sono dileguati e in due, alla fine, sono stati raggiunti e arrestati dai poliziotti. Tutto bene quel che finisce bene?

Neanche per sogno, perché al processo per direttissima, il giudice ha sì convalidato l’arresto per la resistenza agli agenti, ma ha assolto i due spacciatori, un malese di 29 anni e un gambiano di 26, entrambi con una sfilza di precedenti alle spalle per droga, perché «il fatto non sussiste».

Ora sono liberi di tornare a presidiare la piazza di spaccio. Non solo. Appena rientrato a casa dopo avere trascorso il pomeriggio di mercoledì in commissariato per formalizzate la denuncia, il papà, un autotrasportatore di 44 anni, si è ritrovato in strada uno dei pusher che erano scappati qualche ora prima che lo ha spintonato, aggredito e minacciato di morte. «Mi ha detto: sappiamo chi sei, io ti conosco» e, quindi, mi ha fatto il segno del ti taglio la gola», denuncia l’uomo che da tempo, insieme con gli altri residenti del quartiere, sta portando avanti una battaglia per liberare la zona dall’assedio degli spacciatori.

SOURCEilmessaggero.it
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