epa07614325 Russian Prime Minister Dmitry Medvedev (L) and Turkmenistan President Gurbanguly Berdymukhamedov (R) arrive for a meeting of the Council of the Commonwealth of Independent States (CIS) Government Heads in Ashgabat, Turkmenistan, 31 May 2019. EPA/EKATERINA SHTUKINA / SPUTNIK / GOVERNMENT PRESS SERVICE POOL MANDATORY CREDIT

Mentre il coronavirus dilaga nel mondo con oltre 1.100.000 casi di contagio ufficiali e oltre 60.000 vittime, c’è il clamoroso caso del Turkmenistan che a quanto pare della malattia non vuole nemmeno sentirne parlare. Ai media ma anche ai cittadini è stato proibito di usare la parola “coronavirus” e i dati ufficiali dell’istituto sanitario parlano chiaro: zero casi di contagio accertati.

Insomma, il coronavirus si è dimenticato del Turkmenistan? Ovviamente no, semplicemente le autorità hanno deciso di non affrontare la situazione e lasciar tutto quasi invariato. Secondo quanto denunciato dal Turkmenistan Chronicle, il termine “coronavirus” sarebbe stato rimosso anche dalle brochure informative sulla salute distribuite in scuole, ospedali e luoghi di lavoro. La parola “coronavirus” è stata sostituita con “malattia” o “infezione respiratoria”.

Nonostante tutto, le autorità hanno imposto alcune restrizioni quali la chiusura della capitale e il divieto di spostamenti tra le province del Paese. Paradossalmente, però, è stato vietato l’uso delle mascherine: addirittura per chi la indossa è stato disposto l’arresto.

La mancanza di trasparenza da parte del governo turkmeno, che è formalmente una repubblica presidenziale ma concretamente una dittatura, è ormai lampante considerando che anche in tutti i vari Paesi confinanti sono presenti piccoli focolai di coronavirus ormai ufficializzati (sebbene anche questi probabilmente non rispecchiano il reale andamento dell’epidemia).

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PSnews
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