Era il 28 aprile di 20 anni fa venne raggiunto al volto da un proiettile esploso dall’arma di ordinanza di un Carabiniere mentre, insieme ad altri militari, tentava di sedare l’aggressione di un gruppo di cittadini extracomunitari ai danni di un giovane motociclista. Dispensato definitivamente dal servizio quattro anni dopo, nel 2004, solo ora il Tar gli dà ragione, accogliendo il suo ricorso e condannando quindi il Ministero dell’Interno a rifondergli i danni patrimoniali e non patrimoniali.

Parte così un contenzioso amministrativo e il Viminale si costituisce in giudizio, chiedendo il rigetto di un primo ricorso del poliziotto. È solo l’inizio di una lunga trafila: tutte le amministrazioni statali cui il poliziotto si rivolge, nel periodo in cui la sua non idoneità è limitata ai compiti di agente di Polizia, rigettano le sue istanze adducendo varie ragioni.

Passando al danno patrimoniale, proprio dal 2004 il poliziotto ferito dal carabiniere è stato dichiarato inabile ad ogni forma di lavoro. In sostanza, il ricorrente non ha potuto proseguire la sua carriera di agente di Polizia che, vista l’età, avrebbe potuto durare per altri trent’anni. Precisa tra l’altro il Tar nella sua sentenza: “Considerato che il reddito medio netto che avrebbe potuto conseguire in quel lasso di tempo, espresso ai valori attuali, sarebbe stato pari a 25.000 euro all’anno, gli va riconosciuta la differenza tra tale cifra e la pensione privilegiata di cui gode”. Il ministero, adesso, viene condannato a pagare anche 1.000 euro al verificatore dei danni fisici dell’agente e 3.000 di spese di giudizio, oltre a saldare i costi accessori.

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