Se n’è andato a vivere in Spagna e ha pensato bene di abbandonare il cane rinchiudendolo in una gabbia, in via Brin, nella zona della Marina di Napoli. Soluzione facile e poco costosa per un delinquente (non esistono termini più appropriati da usare in casi come questi) di cui non sono state rese note le generalità e neppure se avesse precedenti penali o fosse una cosiddetta “brava persona”.

Costui ha comunque relegato l’animale – poco più di un cucciolo che si disperava abbaiando e dimenandosi dietro la rete di una gabbia chiusa da una rete da pollaio arrugginita, dove c’era una cuccia grande quanto un guscio di noce. Il piccolo, che è una meraviglia, non è stato reclamato da nessuno, ma aveva il microchip e proprio grazie all’identificativo di cane e proprietario conservato nell’Anagrafe canina regionale, la squadra ambientale della Polizia locale, coordinata dal generale Ciro Esposito e guidata, nella sezione che si occupa di tutela degli animali e ambiente, dal capitano Enrico Del Gaudio, con l’intervento della Asl veterinaria Napoli 1 Centro.

I medici dell’ospedale veterinario del Frullone, diretto da Marina Pompameo, hanno visitato il cucciolo e stabiliranno se vi sono gli estremi per accusare di reato maltrattamento, oltre che di abbandono, il proprietario partito per l’estero senza il suo cane e che avrebbe dovuto quantomeno affidarlo a qualcuno che potesse occuparsene.

SOURCErepubblica.it
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