Per superare il concorso alla Polizia Penitenziaria e per l’Esercito avevano acquistato le risposte ai quiz, con il primo che fu annullato e ripetuto un anno dopo. C’era chi aveva i «suggeritori» grazie a un mini auricolare bluetooth, chi aveva trascritto le risposte esatte su foglietti o cover dei telefonini, chi era in possesso dell’algoritmo, cioè la formula sufficiente a rispondere esattamente a tutti i quesiti, ma anche della pandetta necessaria per le risposte ai quiz di matematica e logica, e chi addirittura era stato bocciato nonostante conoscesse i risultati dei singoli quiz.

Ad ottobre, saranno tutti quanti a processo. Si tratta di ben 151 tra aspiranti agenti della penitenziaria e militari, provenienti soprattutto da Napoli, Caserta e dintorni, ma anche da Salerno, Benevento, Avellino, Foggia, Taranto, Torino, Oristano e Palermo. Sono accusati a vario titolo di truffa, ricettazione e del reato di repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche.

Dopo le condanne arrivate a novembre in abbreviato per alcuni degli imputati, il pm Antonello Ardituro ha citato in giudizio tutti i beneficiari della corruzione e della rivelazione di segreto d’ufficio, con la fissazione della prima udienza dinanzi al giudice monocratico Giuliana Taglialatela.

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