Nuovo passo avanti nella rigida politica anti-fumo del governo federale australiano: il 1 settembre 2020 entrerà in vigore un aumento del 12,5% delle accise sul tabacco. La misura porterà i prezzi dei pacchetti a livelli inediti: i più economici costeranno 29 dollari australiani (circa 18 euro), quelli più costosi arriveranno a sfiorare i 50 (circa 30 euro). Anche il prezzo del tabacco sfuso subirà un aumento. L’Australia era già in cima alla classifica dei Paesi in cui le sigarette costano di più. Al secondo posto si colloca la Nuova Zelanda, al terzo l’Irlanda.

Quello che entrerà in vigore a settembre sarà l’ottavo aumento consecutivo delle accise sul tabacco: è dal 2013 che il governo tenta di combattere la dipendenza dal fumo usando l’arma dei rincari. Il più corposo (+25%) è stato introdotto nel 2010.

L’ultimo rialzo delle tasse sul tabacco è entrato in vigore il 1 settembre 2019 e ha portato il prezzo medio di un pacchetto intorno ai 25 dollari australiani. Quando la misura era entrata in vigore, Abby Smith, direttrice della campagna anti-fumo del Cancer Council della Tasmania, aveva dichiarato: «Chi fuma almeno un pacchetto al giorno arriverà a spendere 10 mila dollari australiani all’anno».

La Tasmania è lo Stato australiano in cui il consumo di sigarette è più massiccio. Lì, come in molti altri stati, l’aumento del prezzo delle sigarette è stato sempre accompagnato da campagne di informazione mirate, per dissuadere i giovani dall’avvicinarsi alle sigarette, per persuadere i fumatori a smettere e per pubblicizzare i servizi attivi sul territorio per aiutare chi vuole combattere la dipendenza dal tabacco.

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