Foto Ufficio Stampa Vigili del Fuoco

Ha confessato di aver fatto esplodere la sua cascina Giovanni Vincenti, 51 anni, fermato nella notte con l’accusa di aver provocato il crollo di Quargnento in cui sono morti tre vigili del fuoco. E ha detto di averlo fatto per riscuotere i soldi dell’assicurazione che aveva sul mutuo. Indagata a piede libero anche la moglie.

“Non volevo uccidere nessuno”, si è difeso Vincenti. Ma gli investigatori gli contestano in ogni caso non solo il disastro doloso ma anche l’omicidio plurimo volontario (così come le lesioni volontarie per i due pompieri e il carabiniere rimasti feriti). Il proprietario infatti non ha avvertito i soccorritori già sul posto per la prima debole esplosione:nella dépendance che c’erano altre cinque bombole nell’edificio principale programmate per scoppiare all’una e trenta.

Vincenti è crollato dopo sei ore di interrogatorio davanti ai carabinieri del comando provinciale di Alessandria e dei magistrati della procura, la pm Elisa Frus e il procuratore capo Enrico Cieri.

Erano pieni di debiti, e lo scorso agosto avevano stipulato l’assicurazione. In particolare gli uomini dell’Arma, guidati da Michele Lorusso, hanno scoperto che negli anni scorsi Vincenti non aveva più pagato l’assicurazione sulla casa. Ma ad agosto l’uomo non solo l’aveva riattivata ma aveva anche esteso la polizza a un massimale di un milione e mezzo di euro inserendo il pagamento dei danni anche per “fatto doloso altrui”. Questo infatti era il piano: simulare una vendetta da parte delle tante potenziali persone che potevamo avercela con lui. Per i tanti debiti lasciati in giro o “per invidia”, come aveva suggerito lui stesso agli investigatori.

Durante una perquisizione a casa di Vincenti ieri pomeriggio è stato trovato, sopra il comò della camera da letto, il foglietto di utilizzo del timer: una prova schiacciante di fronte alla quale l’uomo non ha più potuto negare le sue responsabilità.

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SOURCErepubblica.it
PSnews
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