Altri 6 arresti dopo i 37 di due settimane fa. Le intercettazioni: «Dobbiamo fregare i vecchi», «Noi i vecchi ce li mangiamo». Dilapidavano i bottini in bevute nei locali ed escort, oppure vacanze al caldo, tirando cocaina.

Uno dei pentiti si chiama Giovanni Fortunato, ha 30 anni. Ascoltiamolo. Esordisce così, nella confessione contenuta nell’ordinanza del gip Alessandra Cecchelli: «La prima truffa è stata a inizio febbraio, vicino corso Como: ho fatto 300 grammi di oro e 850 euro in contanti.

Da quel momento ho continuato a farne in tutta Lombardia e a Torino, insieme a Michele Diana che faceva il telefonista». Diana, 22 anni, è originario di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli; per «telefonista» s’intende quello che chiamava a casa degli anziani, raccontava che il figlio o la figlia avevano avuto un incidente stradale, avevano l’assicurazione scaduta, erano stati portati in caserma dai carabinieri, e bisognava subito pagare affinché tornassero in libertà. Ogni tipo di pagamento era ben accetto: contante, orologi, anelli, beni di famiglia.

Ruoli precisi, all’interno delle bande. Fortunato era addetto alla «riscossione» a domicilio: «Dovevo essere sempre vestito bene, mi sedevo al bar e aspettavo. Quando una telefonata era buona, allora io entravo nell’abitazione e prendevo. Guadagnavo il venti per cento della refurtiva».

SOURCEilcorriere.it
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