Nel corso di un corteo per la casa ha poggiato lo scarpone da poliziotto sul corpo di una manifestante. Protagonista dell’episodio, nel 2014, Massimiliano Addario, 49 anni, artificiere, assolto dall’accusa di lesioni aggravate con la formula «perché il fatto non sussiste». Il pm aveva chiesto la condanna a 5 mesi di reclusione. La giovane si chiama Deborah Angrisani.

«Non mi sono accorto di aver calpestato una ragazza. Pensavo fosse uno zainetto», sono state le parole utilizzate cinque anni fa dal sovrintendente di polizia subito dopo l’incidente. «Oggi (ieri, ndr) è stato dimostrato che l’attività compiuta dal mio assistito è stata legittima – dice l’avvocato Eugenio Pini, legale di Addario -. Inoltre la nostra consulenza ha dimostrato che la ragazza non ha riportato lesioni».

L’esito del procedimento, tuttavia, è in linea con quanto deciso dal gip nel 2014, quando ha respinto la richiesta dal pm di sospendere l’artificiere dal servizio, spiegando la decisione con la constatazione che Addario potesse essersi confuso nella concitazione degli scontri.

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