I giudici hanno emesso quattro sentenze di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione e una di assoluzione. Imputati erano il primario del Reparto di medicina protetta Aldo Fierro, e altri quattro medici, Stefania Corbi (assolta), Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo.

Nei loro confronti il pg Mario Remus aveva chiesto di non doversi procedere per prescrizione del reato di omicidio colposo. Durante la requisitoria il sostituto procuratore generale aveva detto che per salvare Cucchi sarebbe bastata “un po’ di umanità”. Un epilogo che è’ “una sconfitta per la giustizia” disse il magistrato.

Per arrivare a sostenere che Stefano Cucchi avrebbe potuto essere salvato, il rappresentante dell’accusa non ha mancato di sottolineare come il geometra romano “era un paziente difficile sotto l’aspetto psicologico; un paziente difficile che non è stato trattato per come doveva essere trattato. Un tocco di umanità, questo sarebbe bastato per farlo bere un po’ di più, per farlo mangiare un po’ di più, per salvarlo. Credo che questo
paziente non sia stato ascoltato dal punto di vista sanitario e dal punto di vista psicologico”.

Attesa la sentenza sui carabinieri:
L’attesa verso le due sentenze è più che comprensibile. Non solo perché, trascorsi dieci anni, la famiglia di Stefano Cucchi si aspetta un punto fermo nella vicenda, ma anche perché il pronunciamento dei giudici influirà sul terzo processo Cucchi, quello relativo ai depistaggi e che vede otto militari dell’Arma indagati per reati che vanno dal falso all’omessa denuncia all’autorità giudiziaria. Dice Ilaria Cucchi: «La nostra famiglia è arrivata esausta a questo appuntamento. Ci aspettiamo giustizia».

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