L’assassino andrà in carcere immediatamente dopo essere uscito dall’ospedale, dove al momento è piantonato. Resterà in cella almeno un anno, salvo “atti interruttivi”, come prevedono le norme di legge.

Lo ha deciso il gip Massimo Tomassini nell’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico dell’indagato. Il giudice poche ore fa ha quindi convalidato il fermo e applicato la misura. Nella sua ordinanza il giudice ravvisa il pericolo di fuga del dominicano e di “recidiva specifica”. “L’indagato – scrive il giudice – è gravemente indiziato di reati di assoluta gravità e che – aggiunge – potevano avere un esito ancora più tragico”. Il magistrato parla chiaramente di “mattanza”. E di un soggetto che aveva “familiarità con le armi”. Nell’indagine (pm Federica Riolino) non è stata trovata traccia di documentazione che attesti una possibile malattia psichica. Quindi avrebbe agito con lucidità. Anche da qui la decisione del carcere.

Il documento riporta anche la testimonianza di Carlysle, fratello di Alejandro, con lui in questura a Trieste durante la sparatoria. “Charly, mi vogliono uccidere! Dove sei?”, gridava Alejandro nel corridoio delle Volanti, dopo aver sparato ai due poliziotti. Carlysle si era barricato in una stanza, temendo che volesse aggredire anche lui. “Mi volevano uccidere!”, continuava a gridare Alejandro Meran.

Ci sono anche le immagini della sparatoria avvenuta in Questura a Trieste. Le telecamere nell’atrio e quelle all’esterno del palazzo, sequestrate dall’autorità giudiziaria, avrebbero ripreso una parte della sparatoria, ovvero il conflitto a fuoco col personale di guardia e il tentativo di fuga di Alejandro Stephan Meran, subito dopo l’omicidio due poliziotti.

SOURCErepubblica.it
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