«Dove eravate quando chiedevo aiuto?»: Carola Rackete, la comandate della Sea Watch che nel giugno scorso forzò il blocco a Lampedusa imposto dall’allora ministro Salvini, torna a far sentire la sua voce. Lo ha fatto davanti alla commissione libertà civili dell’Europarlamento che l’ha ascoltata proprio nel giorno dei migranti e nel giorno in cui a Lampedusa si commemora la strage del 2013 in cui morirono annegate 368 persone.

«Il caso della Sea Watch ancora una volta ha fatto notare che gli Stati membri non sono disposti ad affrontare i tempi moderni. Non sono disposti a ridistribuire una nave con 53 persone. Come se a bordo ci fosse stata la peste invece che persone esauste» ha dichiarato Rackete, alle cui parole l’assemblea (anche se non al completo) si è alzata in piedi tributandole una standing ovation.

«Con il decreto sicurezza venivo considerata una minaccia all’ordine pubblico. Ho ricevuto una serie di attenzioni solo dopo essere entrata in porto. Dove eravate quando abbiamo chiesto aiuto attraverso tutti i canali diplomatici e ufficiali?. Unica risposta ricevuta era stata quella di Tripoli. Ho dovuto entrare nel porto di Lampedusa non come atto di provocazione, ma per motivi di esigenza», ha aggiunto la comandante. Poi l’attacco diretto al decreto sicurezza: «Credo che sia stato delineato che le operazioni di ricerca e soccorso rientrano nel diritto internazionale. Non so come l’Italia abbia approvato una legge che non rispetta il diritto internazionale e del mare».

La comandante ha poi rievocato l’episodio dil Lampedusa come una dei più traumatici della sua esperienza: «Nella mia esperienza con Sea Watch abbiamo vissuto delle situazioni alienanti, abbiamo dovuto legare i corpi affinché non affondassero intorno a noi. Ho visto persone lasciate sole in mare o riportate nella Libia da cui erano appena fuggite. Ma nessuna esperienza è stata pesante come Sea Watch 3 con a bordo i migranti per giorni che nessuno voleva».

SOURCEilcorriere.it
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