Che abbia smarrito la schedina? Che non si sia reso conto di aver vinto? Che si trovi ancora in ferie? Impossibile saperlo. Anche perché ad oggi, a quasi un mese dall’avvenimento, il nome del giocatore più invidiato d’Italia è ancora ignoto a tutti.

Perfino ai gestori del bar «Marino» di Lodi, nel cui sistema automatico Quick Pick è stata elaborata la sestina «dalle uova d’oro». Ad ogni modo, «la ricevuta della giocata vincente – scrive Sisal – può essere presentata entro e non oltre il 90° giorno solare dal giorno successivo all’estrazione». Tradotto: la scadenza è fissata per il 14 novembre. Se non verrà rispettata, il premio finirà nelle casse dell’Erario.

«In tutti questi anni – spiegano dalla Sisal – l’attesa record per reclamare un jackpot (il premio derivante dall’agognato «sei» ndr) è stata di 59 giorni. In questo senso, abbiamo rilevato come non esista alcuna correlazione tra l’entità della vincita e la velocità della sua riscossione. Dipende da soggetto a soggetto».
Di certo, il mancato incasso dei 209 milioni avrebbe del clamoroso, considerando che si tratta della vincita più alta della storia del gioco. Capita invece di frequente che non vengano reclamate cifre più modeste, per un totale di oltre 350 milioni tra Lotto e lotterie negli ultimi dieci anni.

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