Avevano arrestato un ladro. Ma sotto accusa sono finiti loro, due carabinieri di Monza. Uno, il militare che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato. L’altro, che invece aveva deciso di essere giudicato con rito ordinario, lunedì è stato rinviato a giudizio.

A puntare il dito contro di loro è un cittadino di origini tunisine di 34 anni che sostiene di essere stato percosso col manganello in fase di arresto. Un’accusa respinta da entrambi i militari che si sono sempre detti – e si dicono tuttora – innocenti.

Una decisione, quella del giudice del Tribunale di Monza, che ha lasciato senza parole tanto la famiglia quanto lo stesso legale del militare, l’avvocato del Foro di Pavia Marco Flore.

«Non ci capacitiamo del fatto che possa stare in piedi una tale accusa – ha affermato il legale – In primo luogo perché lo stesso medico del carcere (sentito in Aula lunedì mattina, ndr) ha smentito la versione secondo la quale l’arrestato sarebbe stato ricoverato per dieci giorni nell’infermeria del carcere. In secondo luogo perché, sempre il medico, ha sottolineato come le lesioni che la presunta vittima riportava non fossero riconducibili a colpi di manganello, ma bensì fossero invece compatibili con lo stile di vita di una persona senza fissa dimora, che dorme in giacigli di fortuna.

«Non so davvero cosa pensare – ha tuonato la donna – Mio marito è innocente, sono rimasta sconvolta da questa decisione, soprattutto perché il medico del carcere ha smentito il fatto che le lesioni potessero essere state causate da un oggetto come un manganello. Mi sembra di vivere in un incubo. Sono pronta a tutto pur di dimostrare che è innocente». La prima udienza è prevista per novembre.

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