Immagine di repertorio

Roma, in via Ozanam. È il 16 marzo dello scorso anno. Intorno alle 18, una Mini Cooper con a bordo due persone prova a mettere in atto la classica truffa dello specchietto ai danni di un ignaro signore. I carabinieri della Compagnia di Roma San Pietro però li stanno pedinando e li pizzicano con le mani nella marmellata. La dinamica successiva emerge dalle carte dei processi. I militari con la gazzella sbarrano la strada ai malviventi mentre un carabiniere in divisa scende dal mezzo e si piazza “di fronte all’autovettura intimando l’alt”.

Nel frattempo “il maresciallo Russo” si avvicina “di corsa al veicolo” per dare manforte. Sembra che tutto vada secondo i piani. Ma a un certo punto il conducente effettua “una manovra improvvisa”: ingrana la retromarcia, si smarca dal posto di blocco e “innesta immediatamente la prima” tentando “di investire il militare” in divisa. Il primo carabiniere si getta di lato per salvarsi la vita e l’auto continua la sua folle corsa. Sulla traiettoria c’è Russo che sta accorrendo in aiuto del collega. I malviventi lo “puntano” e lui “per evitare di essere investito” si sposta di lato “esplodendo un colpo di arma da fuoco in direzione dell’auto in fuga”. Sfortuna vuole che il proiettile finisca contro “una donna e sua figlia che viaggiavano a bordo di uno scooter” nella stessa direzione del malviventi.

Assolto quindi: il carabiniere aveva tutto il diritto di sparare. In fondo i testimoni giurano che se Russo “non si fosse spostato, sarebbe stato sicuramente investito o arrotato dal veicolo in fuga”. Tanto che il malvivente alla giuda dell’auto è stato poi condannato per tentato omicidio del maresciallo.

Nonostante l’assoluzione l’arma vuole licenziarlo. La sanzione disciplinare rischia infatti di interrompere la carriera militare di Russo. Il carabiniere ha fatto richiesta di ammissione al servizio permanente, ma il Comando Generale gli ha comunicato che “sta valutando di non accoglierla” proprio per colpa di quei cinque giorni di rigore e della valutazione caratteristica assegnatagli dai superiori. Una beffa: i magistrati ti assolvono e l’Arma ti punisce.

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PSnews
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