Recep Tayyip Erdogan avverte l’Unione europea che se una “zona di sicurezza” non verrà creata presto nel nord della Siria, Ankara è pronta ad “aprire le porte” ai rifugiati siriani, permettendo loro di andare in Europa.

Il leader turco ha ribadito che il governo di Ankara è determinato a creare una “safe zone” in partnership con gli Stati Uniti entro fine settembre, ma è pronto ad agire da solo se sarà necessario.

Erdogan ha sottolineato che la Turchia punta a trasferire nella zona cuscinetto un milione dei suoi 3,65 milioni di rifugiati. In caso contrario “saremo costretti ad aprire le porte (verso l’Europa, ndr). Non possiamo essere costretti a gestire l’onere da soli”, ha dichiarato Erdogan, lamentando che la Turchia “non ha ricevuto il sostegno necessario dal mondo, e soprattutto dall’Ue”.

La realtà è che i fondi finora garantiti dall’Ue stanno per finire. A marzo 2016 Bruxelles e Turchia hanno firmato un accordo per aiutare Ankara nella gestione della crisi dei rifugiati che prevedeva un contributo economico complessivo da sei miliardi di euro. In più occasioni Erdogan ha lamentato che la Turchia ha ricevuto solo una parte dei fondi promessi, il pagamento della cui ultima tranche da 400 milioni era in calendario per questa estate. Per il 2020, quindi, non sono stati ancora previsti fondi, l’accordo andrà rinegoziato e Erdogan comincia a battere cassa.

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PSnews
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