I poliziotti hanno continuato a lavorare senza sosta negli ultimi mesi per fermare la riorganizzazione della nuova Cosa nostra. Da Palermo a Trapani, da Agrigento a Catania. Però da più di un anno aspettano di essere pagati per quel lavoro così importante: al Viminale lo chiamano “straordinario eccedente”, quello che va oltre il tetto delle 55 ore mensili, ma nella difficile frontiera siciliana della lotta alla mafia è l’ordinarietà.

E si lavora senza orari per andare a caccia dell’ultimo grande latitante, Matteo Messina Denaro, il padrino di Castelvetrano condannato all’ergastolo per le bombe del 1993. Ma per il Viminale diretto da Matteo Salvini la lotta alla mafia si doveva fare in orario d’ufficio, perché in realtà, al di là dei tweet, non ci sono stati nuovi significativi investimenti. E chi ha lavorato due ore in più al giorno – per finire un pedinamento o per completare un’intercettazione – sapeva già che sarebbe stato pagato dopo un anno e più.

“Siamo nel corso di una tempesta perfetta”, ha dichiarato il 30 luglio a Catania il capo della polizia Franco Gabrielli. “Abbiamo un buco di organico che non è stato colmato in questi anni”. I poliziotti sono 99mila, dovrebbero essere 117 mila.

Lo sapete da quanti investigatori è composta la squadra della Mobile palermitana che ha bloccato il ritorno dei padrini italo-americani? Appena 15. E sapete in quanti hanno lavorato all’indagine che ha svelato la potente mafia nigeriana? Solo 6.

E per coprire il servizio sono stati poi distolti uomini da indagini o altre attività”. Ma il ministro Salvini, che ieri ha tenuto la sua cerimonia di commiato al Viminale, ha continuato a fare i suoi tweet-proclama: “Lotta senza quartiere ai mafiosi”.

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SOURCErepubblica.it
PSnews
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