A parlare in anonimato è un agente italiano impegnato al fronte di Ventimiglia. “Se facessimo noi cose del genere ci arresterebbero”. Loro, invece, “ci provano” senza farsi grossi problemi.

“Esistono due pratiche – ci spiega il poliziotto – il respingimento e la riammissione”. Quest’ultima è “una trafila lunghissima”, mentre il respingimento è molto più rapido e avviene proprio alla frontiera. Per farlo i francesi devono presentare alcuni documenti: “Ai migranti chiedono nome, cognome, data di nascita e da dove viene”.

Poi scrivono tutto su un certificato, chiamato refus d’entré, e li rispediscono oltre il Ponte San Luigi verso gli uffici italiani (che se ne fanno carico). “Spesso però i fogli li compilano loro stessi (i poliziotti francesi, ndr) perché ci troviamo nomi inventati, minori che diventano maggiorenni. Si inventano anche l’età”.

Il “trucco” si ripete in continuazione. Se agli agenti italiani arriva un ragazzo palesemente minorenne, i transalpini tirano fuori la scusa del “ha dichiarato di essere maggiorenne”. Poi però dalle impronte digitali si scopre che ha meno di 18 anni e allora viene rimandato a Mentone. Basta andare a Ponte San Luigi per osservare il rimpallo: due agenti italiani accompagnano un ragazzo verso gli uffici francesi, entrano e dopo qualche istante tornano indietro da soli.

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