Era il 31 marzo del 1992 quando una pattuglia della polizia ferma nella metropolitana di milano un uomo. Nasce una colluttazione, un dei due poliziotti sferra una ginocchiata sui genitali dell’arrestato che si risolverà poi con un’orchiectomia, cioè la rimozione di un testicolo.

Questa la versione dei fatti secondo il tribunale, ma il poliziotto in questione ha sempre smentito, non sono stato io, ma il mio collega. Ma per i giudici rimane colpevole di non aver fermato in tempo il collega. Viene quindi processato con altri tre agenti, è condannato a otto mesi, più una multa da 310 mila euro come risarcimento danni.

Nel frattempo la sua salute è andata incontro al dramma del tumore, un rara forma tumorale cerebrale diagnosticata tre anni fa. Oggi il poliziotto ammalato si ritrova quindi a dover pagare una multa stratosferica, una cifra esagerata secondo i sindacati di polizia. Dopo anni di spese, con uno stipendio di 1500 euro con un quinto già pignorato, la situazione è diventata insostenibile.

Secondo i sindacati, non si può nemmeno escludere che proprio l’angoscia e la pressione legate alla vicenda giudiziaria abbiano contribuito a far ammalare il 53enne.

Le segreterie provinciali (Fsp, Sap, Siulp, Siap, Silp, Uil e Cosip) lanciano dunque un appello a Salvini affinché, in qualità di ministro, possa «Porre rimedio a una mostruosità del genere, un trattamento indefinibile peggiore di una condanna a morte».

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Adelio Gentile
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