L’obiettivo del ministro Salvini era (ed è) quello di eliminare “sprechi”. Da 35 a 20 euro al giorno, tanto basta per garantire i servizi primari e la dignità della persona secondo le regole europee”.

Ma le Coop non ci stanno, si lamentano di questi tagli, con 20 euro al giorno non possiamo per esempio insegnare la lingua italiana a un migrante.
la presa in carico psico sociale per le situazioni vulnerabili” e via dicendo. In sostanza criticano il fatto di aver deciso di garantire agli immigrati solo “vitto e alloggio”.

Qui scatta il paradosso, perché lo Stato deve investire nell’erogazione di servizi non essenziali a richiedenti asilo che, nel 70% dei casi, non otterranno lo status di rifugiato? Non solo, le cronache ci dicono che quei 35 euro a poco sono serviti, infatti molti servizi che oggi le coop rivendicano non sono stati mai elargiti.

I migranti imparano l’italiano per strada, non ci sono professori che ogni giorno fanno scuola ai richiedenti asilo. Se ci sono non lo sappiamo.
Insomma allo stato attuale dei fatti sembrano più lamentele per mancati guadagni, altro che diritti per i rifugiati.

Tradotto: il ministero non ha considerato il guadagno di chi si occupa di immigrati.
E la solidarietà che fine ha fatto?

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Adelio Gentile
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