Gli immigrati con basso titolo di studio trovano facilmente lavoro, l’italiano laureato resta a casa. È quanto ci confermano gli ultimi dati ISTAT, che mostrano che dalla fine alla recessione ad oggi il tasso di occupazione dei cittadini stranieri residenti nel nostro Paese (59,7%) è cresciuto quasi di pari passo con quello degli italiani (56,92%)


In breve la crescita del numero di occupati stranieri è stata del 8,5% a inizio 2017 rispetto al primo trimestre 2014, mentre quella di occupati italiani del 2,59%.  
È questa la dimostrazione dell’”invasione”? Sta di fatto che sia nei campi a raccogliere pomodori, o lavori duri ci trovi quasi sempre stranieri. 


La domanda quindi sorge spontanea, siamo noi che non vogliamo più fare questi lavori? O sono le aziende che preferiscono manodopera straniera per un tornaconto economico?
Va detto comunque che uno straniero si adatta a qualsiasi paga giornaliera, bastano anche 30€ al giorno per lavorare nei campi. Il punto è che l’agricoltura italiana dipende fortemente dalla manodopera straniera migrante. Secondo il Dossier statistico Immigrazione 2011 della Caritas/Migrantes, nel 2010 i migranti regolari hanno svolto il 23.6 per cento delle giornate lavorative totali in agricoltura nel nostro paese. Le statistiche ufficiali, tuttavia, non tengono conto del lavoro dei migranti irregolari e dei migranti “lavoratori non dichiarati”, cioè i braccianti regolari il cui datore di lavoro non ha dichiarato il rapporto di lavoro alle autorità, per evitare di pagare tasse e contributi previdenziali.


L’italiano preferisce stare a casa o migrare all’estero invece di essere sfruttato.  Dal 2008 al 2015 la mancanza di lavoro non solo ha spinto mezzo milione di persone ad andare via, cancellandosi dall’anagrafe dei comuni d’origine, ma ha anche scoraggiato i cittadini stranieri dal restare in Italia.


Quindi in conclusione siamo noi sfaticati o sono i datori di lavoro che trovano conveniente, impiegare migranti anche irregolari?  



AUTORE: ADELIO GENTILE

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